Non è la paura di perdermi tra le vie di una città sconosciuta,ma quella di perdere me-stessa, la mia identità,
quella che mi stava fottendo.
Guardo mio figlio, e scopro che in realtà è questa la PRIMA PAURA con cui dobbiamo avere a che fare.
Fino a qualche giorno fa, mi vedeva tutt'uno con se ed era un buddah di serenità.
Ora, ha iniziato a capire di essere "altro" e ogni separazione diventa una tragedia!
E se poi non ti ritrovo e mi ritrovo SOLO? Solo con chi?Chi sono io?
Uh, ma quant'è delicata questa cosa che ho qui per le mani, è la mia identità, sono IO, IO faccio,IO dico , IO sbaglio, IO mi scotto.
Mammaaa dove sei???Quasi quasi mi faccio un muretto, così, per sicurezza , se mai dovesse arrivare un' onda da là. E una bella rete?Per parare i colpi a tradimento? Ma sì,innalziamola!Mi faccio punta, mi faccio ago, guai a chi mi tocca!
Ma arriva il giorno in cui il muretto crolla , la rete si buca e arriva una maxi onda a tradimento che non ti aspettavi.
Et voilà, TI SEI PERSO, in un mare di fango.
Annaspi, piangi lacrime amare, ti fai punta, ti fai ago, ma contro chi?A cosa serve adesso?
-E se all'arrivo dell'onda ti fossi fatto pesce?
-Ma io sono un uomo mica un pesce!
-Farsi pesce non vuol dire ESSERE un pesce!
Farsi pesce, vuol dire saper ACCOGLIERE,senza PERDERSI,mutare forma pur conservando l'essenza.
Ma questa essenza, bisogna conoscerla,bisogna amarla,bisogna SENTIRLA, bisogna scrutarla in tutta la sua meravigliosamente umana imperfezione,solo così, non avrai più paura di perderla.
Non sarai punta ma spazio accogliente,grembo,universo in trasformazione.
Ho ritrovato due righe, scritte probabilmente da mio padre, adolescente su un quadernino : "Se la gente non avesse paura di diventare ciò che è..."
Sono per te, Saul, e per tutti quelli che sono ancora capaci di guardarsi dentro.
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